Racconti dall'Argentina PDF Stampa E-mail
Scritto da Matteini Mirco   
Indice
Racconti dall'Argentina
pag.2
Tutte le pagine
Era l’anno 1985, io non ero ancora nato e mio fratello in un tema svolto alle elementari scrisse “il mio sogno è andare a caccia in Argentina”.
Ore 13:00 del 01/05/2008 si parte!!! Dopo aver salutato tutti i nostri familiari io e mio fratello Maicol ci apprestiamo ad iniziare un lungo viaggio che avrà per meta finale proprio l’Argentina. Ad alcuni questo nome può ricordare semplicemente lo stato del Sud America, ma per i seguaci della dea Diana rappresenta certamente un paradiso.
Atterriamo a Buenos Aires con 3 ore di ritardo, ma grazie alla perfetta organizzazione del nostro amico Daniel (titolare dell’agenzia di caccia Rancho Salvje Safaris che ci ospita) riusciamo a non perdere un pomeriggio di caccia recandoci direttamente sul posto di caccia. Montiamo i nostri fucili direttamente sul luogo scelto per la battuta alle tortore, un occhio al cielo e l’incredibile quantità di selvatici che vediamo ci fanno subito dimenticare la stanchezza del viaggio, che spettacolo. Impazienti iniziamo subito a sparare pensando che quel fiume di tortore col passare del tempo s’interrompa, ma dopo un’ora di caccia le tortore continuano ad aumentare così ne approfitto per bere una birra e fare qualche foto a mio fratello che era distante da me solamente qualche decina di metri. Eravamo, infatti, appostati lungo lo stesso margine di bosco dal quale le tortore sbucavano saettanti provenienti dai luoghi di pastura per dirigersi verso il dormitorio notturno, le tortore in argentina sono considerate specie nociva in quanto, visto l’elevato numero, causano ingenti danni alle culture di mais, soia e girasole. A fine battuta siamo tutte e due estasiati dall’esito della caccia, ci avevano, infatti, detto che avremmo trovato un elevato numero di tortore ma questa quantità era da canto mio inaspettata. Appena saliti in macchina la stanchezza sopravanza e così una volta arrivati alla fantastica estancia, dopo una squisita cena e una doverosa doccia, andiamo subito a letto, per essere pronti e riposati l’indomani mattina. Il mattino seguente accompagnati da un pointer ci dedichiamo alla selvaggina stanziale in particolare alle pernici che in argentina sono chiamate cica, questo selvatico ha abitudini solitarie, infatti non capita mai di trovarne in coppie o brigate come può succedere con le starne, sfrutta la sua abilità di pedinatrice mettendo prima a dura prova le doti olfattive dell’ausiliare per poi alzarsi in un rapido volo che testa l’abilità nel tiro del cacciatore stesso, la combinazione di questi fattori rende la caccia di questa pernice molto emozionante soprattutto per veri cinofili, vista la possibilità di portare con sé anche il proprio cane. Iniziamo così a camminare rimanendo colpiti, oltre che da una discreta quantità di pernici, dall’alta concentrazioni di lepri, fortunatamente da 3 anni il governo Argentino a bandito la caccia di professione alla lepre che si svolgeva di notte con l’ausilio di fari dove si facevano vere e proprie carneficine rischiando l’estinzione della specie. Nonostante quanto si può pensare, le lepri sono molto smaliziate e lasciano il covo quando si è ancora molto lontani offrendo solo poche volte tiri “comodi”, riusciamo in ogni modo ad incarniarne qualcuna che vanno ad arricchire il carniere di pernici. Una volta conclusa la caccia facciamo rientro a casa, mentre sopra di noi continuano a passare, oltre alle ormai solite tortore, stormi di chiassosi pappagalli verdi che conferiscono al cielo argentino una nota di colore . Dopo un buon pranzo rigorosamente a base di carne e un breve riposino ripartiamo per la caccia ai colombi, decidiamo di appostarci ai limiti di un bosco posto sulla linea immaginaria che questi devono percorrere per recarsi dai luoghi di pastura al vicino lago ove si recano per dissetarsi, ci disponiamo molto distanti uno dall’altro vista la disponibilità di spazio in modo da non disturbarci. Giusto il tempo di sistemare lo sgabello e di caricare il mio beretta che subito abbatto i primi colombi che sono sistemati dalla guida di fronte alla siepe usata come riparo in modo da attirare i colombi più lontani, io che non avevo mai praticato prima la caccia del colombo rimango sorpreso da come questi selvatici curano il gioco, inoltre un forte vento, che spesso si alza nel pomeriggio in argentina, riesce a rendere la caccia ancora più bella rendendo più rapido ed imprevedibile il volo dei colombi, così con un rapido susseguirsi di branchi, che continuano ad offrirmi occasioni di sparo, passa velocemente il tempo e si fa ora di smettere. Mentre le guide ripristinano il luogo di caccia, raccogliendo i bossoli vuoti e i colombi, mi avvicino all’appostamento di Maicol che, nonostante avesse già praticato questo tipo di caccia in un’altra località venatoria, è contentissimo dell’esito della battuta e per la quantità di colombi, così mentre il sole cala all’orizzonte sulla sconfinata Pampa facciamo ritorno all’estancia raccontandoci a vicenda di fantastici tiri e qualche clamorosa padella. Il terzo giorno è un altro rientro a tortore, ma siccome abbiamo già raccontato tanto sulla quantità di questo selvatico passiamo al giorno seguente, quando il nostro interesse andrà a cadere sulle tanto amate anatre. Il nostro programma prevedeva 3 giorni di caccia agli anatidi, così dopo un breve trasferimento raggiungiamo un’altra estancia situata nella provincia di Buenos Aires che sarà la nostra base per i prossimi giorni. La caccia alle anatre si svolge in appostamenti singoli collocati in luoghi mozzafiato quali laghi e paludi, ancora adesso chiudendo gli occhi rivedo quei colori e riassaporo quei profumi segno di una natura incontaminata; nei capanni in precedenza allestiti dalle guide si trovano appoggi sia per le cartucce sia per l’immancabile plurifon in modo da rendere il tutto più comodo ed evitare che qualcosa finisca malauguratamente in acqua. Nelle tre mattine che abbiamo dedicato ai becchi piatti abbiamo realizzato ottimi carnieri riuscendo ad abbattere quasi tutte le numerose speci che popolano il sud dell’america tra cui i numerosissimi maicero, barcino, chucara ma anche overo, colorado capucino e i fantastici picazo. Abbiamo anche avuto la fortuna di cacciare in un campo di mais che a causa dello straripare di un fiume vicino aveva impedito al contadino di mietere il raccolto, consentendo così alle anatre un’ampia zona di pastura e a noi un’indimenticabile giornata di divertimento, in quella mattina siamo arrivati al luogo di caccia quando era ancora buio, dopo esserci messi gli stivali abbiamo iniziato un breve tragitto in acqua per raggiungere i capanni accompagnati dal rumore del battito delle ali di numerose anatre ancora avvolte dal buio che ad ogni passaggio facevano salire il cuore in gola. Io mi fermo al primo appostamento, mentre Maicol decide di occupare quello leggermente più distante, dopo aver appoggiato zaino e fucile aiuto la guida a sistemare gli stampi nel modo per me migliore, cercando di far valere qualche trucco imparato nella caccia in valle in Italia, dopo poco tempo il cielo inizia a schiarire e stormi d’anatre coprono i meravigliosi colori dell’alba e così con il cuore che batteva sempre più dall’emozione è iniziata la caccia con saettanti frecce alate attratte dagli stampi appena disposti, oltre alle anatre in questi luoghi si trovano molte folaghe (che non hanno alcun interesse venatorio) cigni, cicogne, ibis e diversi tipi di rapaci (a cui naturalmente non si spara) che rendono l’avventura ancora più emozionante.